Un nuovo cd in quartetto, Sorapis (El Gallo Rojo) e un tour nei più importanti club e festival jazz d’Italia danno il via al “Settantesimo” di Franco D’Andrea, Musicien Européen de l’année 2010 dell’Académie du Jazz de France
Milano, 9 febbraio 2011 – A seguito della premiazione quale Musicien Européen de l’année 2010 da parte della Académie du Jazz de France, Franco D’Andrea si accinge a dare il via, il 13 febbraio al Teatro Studio “Valeria Moriconi” di Jesi (ore 19.00: Franco D’Andrea Piano Solo Jazz I Love), al tour del suo settantesimo compleanno. Dal 14 febbraio, inoltre, il suo nuovo cd in quartetto per l’etichetta El Gallo Rojo, Sorapis, sarà disponibile sul sito dell’etichetta, su I-Tunes e nei migliori negozi di dischi.
Sorapis, come Nuvolao (del 1978), prende il suo titolo dal nome di uno dei più spettacolari gruppi montuosi delle Dolomiti: « sono montagne fantasiose, racconta con allegria D’Andrea, in viaggio verso Trento, un segno tangibile della creatività della natura.» Ma, musicalmente, con Nuvolao, Sorapis « non nulla ha a che vedere » precisa subito
Sorapis è stato interamente registrato, a differenza delle ultime due pubblicazioni discografiche di D’Andrea, nel mese di maggio 2010, nello studio di Paolo Guercio, Sound Sistemi, a Santhià (VC). L’organico è quello del suo Quartetto che, come ha spesso avuto modo di affermare D’Andrea, è la formazione «ideale per sviluppare nuova musica, perché contiene gli strumentisti adatti, dotati di creatività e spinta innovativa». Come da quindici anni a questa parte, a fianco a D’Andrea, al pianoforte e tastiera, ritroviamo Andrea Ayassot al sax alto e soprano, Aldo Mella, al contrabbasso (Mella essendo anche il responsabile dell’accurato editing/mixing/mastering della pubblicazione) e Zeno de Rossi alla batteria.
Sorapis è un disco di brani originali, fatta eccezione di The single Petal of a Rose, estratto dalla Queen’s Suite di Duke Ellington: 8 brani “freschi”, sebbene la loro ideazione, e talvolta prima esecuzione (mai in questa formazione, però: in piano solo, e qualche volta con il Modern Art Trio), risale anche a molti anni fa. «In questo disco, ho voluto fare una sorta di piccola scommessa con me stesso, racconta D’Andrea: quella di di poter scrivere, a partire da alcuni miei brani e spunti anche molto “antichi”, musica ancora oggi attuale.»
«La scelta di realizzare un disco completamente in studio, prosegue, ci ha messi davanti alla possibilità d’avvalersi di tutti gli “artifici” che la tecnologia rende possibili; una possibilità che abbiamo voluto però coniugare allo spirito, alla vivezza, del live. La mia idea era quella di realizzare un disco colorato, con quanti più timbri musicali possibili, lavorando quindi anche in fase di post produzione all’inserimento di interventi miei alla tastiere, e di altri miei collaboratori, come Mauro Ottolini o il Daniele D’Agaro. Quest’intenzione è però scemata di fronte all’impossibilità, ancor più che alla difficoltà, di modificare un materiale che, di fatto, funzionava benissimo così com’era. Gli spazi lasciati “vacanti”, e rimasti tali, hanno contribuito a conferire al disco il suo carattere misterioso e stravagante: in questi momenti di sospensione, l’ascoltatore si trova libero di vagare con l’immaginazione sui suoni ascoltati e, raccogliendo gli indizi musicali disseminati sul percorso, di lasciarsi trasportare dalle nostre allusioni. Dell’esperienza pura del live, Sorapis ha invece trattenuto l’usanza di accostare ai brani scritti, alcuni brani improvvisati, intestati a ciascuno dei musicisti, e strutturati a partire da un elemento musicale (che è solitamente un elemento armonico, melodico-intervallare, o ritmico). Sono così nati Tritoni, Seste e Treble and bass.»
Disco registrato vuol quindi dire disco costruito, entro un certo limite: quello della naturalezza nel fluire delle idee, dei brani, delle suite che, a differenza del live, sono state giustapposti in un secondo tempo, assecondando una percezione di senso comune ad autore e musicisti. « Delle due ore e mezza di materiale musicale registrato, lavorando di sottrazione, abbiamo conservato solo i cinquantasei migliori minuti di musica. Alcuni tra i dodici, piccoli (con una sola eccezione), pezzi selezionati sono naturalmente confluiti in due suite di tre brani l’una. Tutti gli altri sono brani singoli. La scaletta, e il titolo dei brani, sono pure stati definiti in fase di post produzione, ma con la stessa naturalezza con cui, nel live, il loro ordine fluisce senza preventivo accordo. » Sono magie che soltanto quindici anni di collaborazione rendono possibili.
In questo disco, anticipa per finire D’Andrea, ci sono molte novità: sebbene il nostro sound sia riconoscibile, vi sono episodi, sia nei brani scritti che in quelli improvvisati, davvero inauditi. Lascio però che siano gli ascoltatori a scoprirli.»
La bella copertina del cofanetto, di Francesco Chiacchio, è stata elaborata – assecondanto il desiderio di tutti gli artisti coinvolti - facendo ampio uso del colore e riferimento all’astrattismo, di Klee e Kandinsky, in particolare: uno spunto ideale per ricordare quanto recentemente affermato da François Lacharme (presidente dell’Académie du Jazz de France), a proposito di D’Andrea e dell’astrattismo: « (D’Andrea possiede) una particolarità – che potremmo definire “dandreismo” – che consiste nella capacità di saper entrare nel regno dell’astrazione senza rinunciare al lirismo, difficilmente ascrivibile soltanto alle sue origini italiane. » Una qualità tra molte altre per cui L’Académie «ha deciso che fosse tempo d’onorare un’artista che non si è mai seduto sugli allori, che pure gli sono stati attribuiti, nella leggenda del jazz; (L’Académie) ha perciò voluto celebrare, in quest’inizio d’anno, un grande creatore di jazz europeo. »
I concerti di Franco D’Andrea quest’anno, in versione solistica, in trio e in quartetto, prevedono la collaborazione di ospiti preziosi quali il trombettista Dave Douglas, nel Quartetto e il percussionista Han Bennink nel Three. Il calendario prevede ad oggi le seguenti tappe: Jesi (AN), 13 febbraio – Teatro Studio “Valeria Moriconi” ore 19.00: Franco D’Andrea Piano Solo Jazz I Love; Bergamo 21 febbraio, Società del Quartetto di Bergamo /Auditorium della Libertà, ore 21.00: Franco D’Andrea Solo The Monk Variations; Rimini, 9 marzo, Teatro degli Atti : Franco D’Andrea Quartet feat. Dave Douglas; Bollate (MI), 10 marzo, Teatro Splendor: Franco D’Andrea Quartet feat. Dave Douglas: Ferrara, 11 marzo, Torrione Jazz Club: Franco D’Andrea Quartet feat. Dave Douglas; Trento, 14 marzo, Itinerari Jazz/Auditorium Santa Chiara: D’Andrea Three feat. Han Bennink + Franco D’Andrea Quartet; Genova, venue tba, 6 aprile: Franco D’Andrea Piano Solo, The Monk Variations; Siena 26 luglio, Siena Jazz: Franco D’Andrea Quartet feat. Dave Douglas; Ospedaletti (IM), 4 agosto, Jazz sotto le stelle: Franco D’Andrea Quartet feat. Dave Douglas; Vittoria (RG), 4 giugno, Festival Vittoria: Franco D’Andrea Quartet; Lagarina (TN), agosto (data tba), Lagarina Jazz Festival: programma a carta bianca, in definizione.
SORAPIS – Track list
1. Tritoni 1 (Franco D'Andrea, Andrea Ayassot, Aldo Mella, Zeno De Rossi) 3'30''
Seste (Franco D'Andrea, Andrea Ayassot, Aldo Mella, Zeno De Rossi) 4'30''
Old Jazz (Franco D'Andrea / edizioni Crepuscule) 3'00''
2. Latin Sketch (Franco D'Andrea / edizioni Crepuscule) 9'30''
3. T. M. (Franco D'Andrea / edizioni Pentaflowers) 4'15"
Air Waves (Franco D'Andrea / edizioni Pentaflowers) 3'00''
Beatwitz (Franco D'Andrea, Franco Tonani / edizioni Eliseo-Contape) 4'45''
4. The single Petal of a Rose (Duke Ellington) 3'09''
5. Sorapis (Franco D'Andrea / edizioni Crepuscule) 5'54''
6. Treble and Bass (Franco D'Andrea, Andrea Ayassot, Aldo Mella, Zeno De Rossi) 6'22''
7. Winterpromenade (Franco D'Andrea) 4'53''
8. New Calypso (Franco D'Andrea) 3'04''
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